Yant Kasak, un inquietante yant di magia nera

14 Gen 2020

L’universo della magia thai, dell’occultismo tradizionale del Sudest Asiatico non è tutto rose e fiori, tutt’altro, il lato oscuro dell’animismo thai è tanto grande quanto quello a noi più caro e per i thai, la magia nera, le maledizioni e le fatture sono argomenti serissimi su cui non c’è da scherzare.

Statua raffigurante Phra Ruesi Sak Ming Phrai, il maestro onniscente dell’occulto

Ospitare degli autentici Ajarn tailandesi proprio qui in Italia è sempre un’occasione per avvicinarsi a tutto tondo sia alla cultura dell’animismo tailandese sia allo stesso Sak Yant e nel corso degli incontri recentemente terminati abbiamo avuto modo di approfondire anche il discorso degli yant ritenuti nocivi e che, secondo le credenze dei thai, potrebbero portare infinite sofferenze e persino la morte alle persone contro le quali questi vengono rivolti.

Essendo il Sak Yant ritenuto a tutti gli effetti una pratica magica e occulta, questa ha di conseguenza due facce di cui una positiva (più comunemente nota come magia bianca) e una negativa, ovvero la magia nera.

Secondo le credenze dei thai, tutte le pratiche di magia bianca sono ritenute in grado di cambiare in meglio la vita di coloro che vi fanno ricorso grazie all’intercessione diretta delle divinità o degli spiriti benevoli. Al contempo, la magia nera è ritenuta al pari di una scorciatoia per la realizzazione dei propri scopi che in questo ambito sono sovente legati alla sessualità, al gioco d’azzardo e alla mera realizzazione economica.

Per questo genere di esigenze e per l’utilizzo della magia nera come arma per fare del male, coloro che ne fanno ricorso praticano dei rituali in tutto simili a quelli di magia bianca tranne che per la ricerca dell’intercessione di spiriti e di entità non considerabili propriamente benevole dal momento in cui, sempre secondo le credenze thai, questi spiriti soddisferebbero rapidamente le richieste di coloro che gli si rivolgono per poi riprendersi con gli interessi ciò che gli hanno concesso come se fossero degli usurai della sorte.

Tutti i gli Ajarn che rifuggono le pratiche di magia nera concordano nel dire che coloro che ne fanno ricorso presto o tardi ne pagano le conseguenze in diversa misura, ma che comunque alla fine la loro anima è destinata ad essere presa da quelle stesse entità con le quali si era stretto un accordo di dare-avere, “loro si riprenderanno tutto quando meno te lo aspetti, con un incidente o una malattia”.

Lo Yant Kasak – ยันต์กาสัก

Lo Yant Kasak è uno yant che non è destinato alla tatuazione, simile al concetto della bambola voodoo, viene disegnato per una persona specifica della quale si sceglie quali funzioni vitali o parti del corpo bloccare o danneggiare attraverso l’inserimento di quei blocchi rettangolari presenti nell’immagine.

Il blocco sulla bocca può riferirsi al parlare, al costringere una persona al silenzio o a far sì che questa non riesca più a mangiare fino a deperirsi.

Il blocco sulla gola può essere paragonato ad un soffocamento, alla difficoltà di respirare o di deglutire, come se qualcuno stringesse le proprie mani sul collo della sfortunata vittima di questa fattura.

Il blocco sulle braccia, le ginocchia e le gambe invece può considerarsi sia come un modo di neutralizzare la capacità di una persona di potersi difendere, di potersi opporre o scappare, ma anche come un impedimento al poter lavorare e quindi sostentare la propria persona e la propria famiglia.

Una volta stabilito dove si vuole colpire la persona [in]desiderata e quale fine si voglia ottenere da questa fattura, gli spiriti poi fanno il resto. Incidenti stradali, sul lavoro, malattie e malanni saranno gli strumenti di persecuzione per l’adempimento della maledizione le cui conseguenze nefaste possono portare anche alla morte.

Nonostante lo Yant Kasak appartenga al ventaglio di pratiche di magia nera lo si ritrova spesso anche in volumi di magia bianca nei quali vengono spiegate tutte le sue caratteristiche e sono riportate le istruzioni per “curarlo” qualora si sia a conoscenza del fatto che sia soffrendo del suo impiego contro se stessi o contro qualcuno che si debba aiutare a spezzare la maledizione.